lunedì 9 giugno 2014

intervista incantata # 11

Daniela Iride Murgia vive e lavora nella bellissima Venezia, da dove i suoi disegni partono per vincere premi in tutto il mondo. Progetta e cura mostre internazionali, insegna, recita, ricama, illustra.
Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più non appena abbiamo avuto tra le mani lo splendido libro uscito da poco per Edizioni Corsare per la collana Teatridicarta. Il testo nasce da un lungo percorso teatrale fatto da Annamaria Gozzi e Monica Morini. Insieme alle scrittrici e alla casa editrice Daniela ha saputo creare immagini preziose che esplorano i molti significati di questo libro.
 "Conta che ti conto
la vita si racconta
tiritiritera
questa è una storia quasi vera"
 Comincia così questa magica storia ambientata nel paese di Tarot: un bel giorno d'estate arriva un Saltimbanco con un'Oca sotto il braccio. In questo paese le bocche sono mute da tanto tempo, nessuno racconta e nessuno ricorda. Il Saltimbanco una alla volta presenta al suo triste pubblico delle parole.
 BICICLETTA è la prima parola. Una donna e un ragazzo davanti alla parola cominciano a ricordare e a dialogare, stupiti. La seconda parola è SO FARE: un vecchio disse allora che lui sapeva riempire il cappello di funghi e aggiustare gli orologi. La donna disse che a lei non servono orologi, ma che le basta guardare la luna. La luna mi fa paura, disse il bambino.
Il saltimbanco allora scelse PAURA.
 AMORE, NASCONDIGLIO, LIBRI, MORTE, VITA, tante parole tornano a vivere tra le strade e tra la gente di Tarot. Parole che si inseguono, ricordi che si sovrappongono per tutta l'estate.
E poi ? E poi una notte d'autunno il saltimbanco andò via. Rimane a Tarot un gioco disegnato che chiama a raccontare ancora. Lo vedete in fondo al libro, è uno speciale gioco dell'oca al quale anche voi potrete giocare.
il tabellone dello speciale gioco dell'oca

Che tipo di bambina eri ?
Ero silenziosa.
Il libro più importante di quando eri bambina, tanto che lo ricordi ancora ?
Karlsson sul tetto di Astrid Lindgren
dal libro "A ritrovar le storie"
Quale è la tua tecnica di illustrazione e come  sei arrivata al tuo stile ?
Il bisogno di includere e inglobare tutto ciò che si trova al di fuori di me, mi ha portato a sviluppare una tecnica complessa che è poi quella di non escluderne nessuna.
Amo disegnare a china, disegnare con la macchina da cucire sulla carta e sulla tela, il collage, il papier collé , l'acquerello, il pastello. A volte utilizzo tutte queste tecniche insieme.
E' come se non riuscissi a rinunciare a nessuna di queste, come se le tecniche fossero una "palette" dei sentimenti. Io voglio vivere tutti i sentimenti. Insomma è il regno dell'horror vacui.

illustrazione selezionata a Illustrarte 2014
Ho letto che sei laureata in arte orientale. ho pensato: ma certo ! Nei tuoi disegni trovo una calma e uno spazio sereno che penso siano propri delle filosofie orientali. Sbaglio ?
Mentre posso vivere e gestire l'horror vacui sul piano delle tecniche utilizzate, sul piano invece della composizione della tavola e della concezione degli spazi, anelo al vuoto, mi riferisco al vuoto, il mu, così come lo intendono gli estremo orientali. Per me il vuoto è un'altra possibilità di spazio, è  pausa lunga, è intercapedine, è paesaggio, è gradino che connette ad altri spazi.
installazione per la mostra "di città in città"
Che storia sogni di illustrare, prima o poi ?
Sogno semplicemente di illustrare. 
Veniamo al libro " A ritrovare le storie" e al gioco dell'oca: quali erano i tuoi giochi di bambina ?
Nascondermi tra le piante del giardino, succhiare lo stelo delle acetoselle gialle, fare tortini di fango e latte, collezionare pezzi rotti di bottiglie di birra  nell'illusione che fossero topazi.
dal libro "A ritrovar le storie"
Un viaggio "incantato", magico, immaginario o reale, che vorresti fare.
Mi accontento anche di pochi metri di strada fatti con stupore.

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